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L’esperto risponde

La “colomba” Janet

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Il 17 Settembre 2015 la FED ha lasciato i tassi fermi tra lo 0 e lo 0,25%.
Quindi il tanto temuto rialzo dei tassi USA non è avvenuto.
Voglio riportarvi alcuni stralci dell’intervista rilasciata dalla stessa presidente della banca centrale americana Janet Yellen:
“La ripresa ha progredito a sufficienza, ci sono ragioni per alzare i tassi ora e ne abbiamo discusso ma alla luce delle incertezze estere e dell’inflazione più bassa, abbiamo deciso di aspettare. La preoccupazione per la Cina e i mercati emergenti ha portato volatilità sui mercati e, date le significative interconnessioni tra gli Usa e il resto del mondo, la situazione va osservata con attenzione.
L’importanza del primo aumento dei tassi di interesse non deve essere esagerata, la politica monetaria dovrebbe restare molto accomodante per un certo periodo di tempo dopo il primo rialzo che resta una possibilità”
Voglio farvi notare alcuni passaggi fondamentali:
  • Grande attenzione delle banche centrali e ai fatti di tutti i giorni (taglio dei tassi in Cina, mancato aumento in USA)
  • Sensibilità e accuratezza nelle decisioni
Nonostante l’ economia cresca e la disoccupazione sia ai minimi, sono 5 anni che i tassi non vengono rivisti a rialzo, anzi, e forse un +0,25% ce lo aspettavamo tutti.
Tutto rimandato al 27-28 ottobre per la prossima riunione. Nulla di strano, saremo ancora a guardare e sperare in una conferma di aumento dei tassi che prima o poi a queste condizioni deve arrivare.
Davide

La mala educazione dello Stato Italiano

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Siamo cittadini italiani, e come tali siamo stati abituati da decenni ad una gestione delle finanze personali molto superficiale.

• Rendimenti alti
• Zero rischi
• Liquidabilità praticamente istantanee
• Nessun rischio di fallimenti
• Nessun rischio di allungamenti dei rimborsi
• Tassazione inesistente (perlomeno rispetto ai valori attuali)

Queste sono state le cause che hanno fatto si che le tasche degli italiani si riempissero di Titoli di Stato Italiano.

Da esperto del settore vi dico anche “per fortuna”! Con queste condizioni cosa si poteva volere di più?
Negli anni ’90 si poteva percepire il 10% annuo su un BTP a 10 anni. Quindi durante la vita dell’investimento si raddoppiava il capitale.

Anche nei primi anni 2000 le cose, seppur cambiate, andavano ancora molto bene. Infatti con un BTP sempre decennale si portava a casa ogni anno circa il 5%.

Quindi:
Rendimenti MOLTO INTERESSANTI
Rischi INESISTENTI, o per lo meno NON COMPRESI
Spread ANCORA SCONOSCIUTO
Hanno fatto si che questo strumento di investimento diventasse di uso comune, quasi come il pane.

Peccato che dopo qualche hanno da quei rendimenti fantastici la situazione è drasticamente cambiata:
Rendimenti sotto al 2% all’anno: l’ultima asta dei BTP decennali ha visto un rendimento del 1,95% lordo
• Spread che dopo l’inferno del 2011, dove era schizzato a 550 punti in più del Bund Tedesco, è cautelativamente sceso sotto ai 150 punti
• Debito che inizia a diventare un problema
• Stabilità statale che ad ogni occasione è chiamata a farsi sentire: prima Grecia, poi la crisi economica, e non finirà certo qui
• Fisco ancora oggi accondiscendente. Chi acquista titoli di stato paga ancora il 12,50% sui guadagni

Per farla semplice lo stato ci ha abituato per decenni ad un investimento semplice, sicuro ed estremamente redditizio. Questa abitudine è diventata una usanza che ancora oggi viene praticata, neanche fosse un piatto tipico locale.
Se nel contesto degli anni 90 era un sacrilegio non approfittarne, oggi è un reato se un risparmiatore mette tutti suoi soldi in titoli di stato Italiani.

Come sempre non tutte le uova nello stesso paniere, anzi in questo caso direi che il paniere è meglio lasciarlo vuoto ed usarne altri più adatti al momento.

E tu cosa ne pensi, dimmi la tua

io ci sono

Mi raccomando… solo cose garantite! E che rendano bene…!

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Due frasi stanno caratterizzando gli ultimi mesi di lavoro con i clienti e non clienti:
  •  “mi raccomando io voglio solo cose garantite”
  •  “così poco rendimento? Voglio di più!” 
Vediamo insieme le risposte.Alla prima “mi raccomando io voglio solo cose garantite” ci risponde Ignazio Visco governatore della Banca d’Italia (clicca qui al link)

Cliccando qui trovi il testo integrale del discorso, la parte che ti ho estratto la trovi a pagina 7 e 8 .

Significa che, anche chi NON INVESTE in AZIONI della banca ma in altri strumenti (per esempio OBBLIGAZIONI o CONTI CORRENTI), può subire perdite nel caso in cui la banca abbia problematiche.
Questo meccanismo di messa a disposizione dei patrimoni degli obbligazionisti e dei correntisti si chiama BAIL-IN. Creato per non gravare sulla collettività.

Direi che con questo il Governatore della Banca d’Italia è stato assolutamente chiaro. Non ci saranno altri salvataggi nazionali, ogni banca dovrà fare i conti con le proprie risorse.
Saranno i clienti e non lo stato a salvare la propria banca. La parola CAPITALE GARANTITO assume un valore completamente diverso. Clicca qui per guardare il video

Alla seconda domanda “così poco rendimento? Voglio di più!” rispondono i numeri.
Oggi il titolo di stato (dello stato in cui risiediamo, lavoriamo, e di cui fanno parte anche le Banche di cui ci serviamo), rende 0,013% lordo a 12 mesi (BOT asta di aprile 2015 ecco il link)

Va da sè che se una Banca ti propone un investimento (che rende per esempio 1,70% lordo a 12 mesise non ci credi clicca qui), per pagarti quel tasso di interesse che sul mercato non si trova, la banca sta facendo un investimento su di te cliente.
Il tasso che ti propone è il prezzo della prova dei suoi servizi. Verifica sempre le condizioni di contratto, di che tipo di strumento si tratta e se questo tasso è reale o se invece è una media degli ultimi anni.

Infatti spesso si vedono Banche che offrono ai propri clienti tassi non relativi a contratti veri e propri, ma più che altro sono medie o ancora peggio proiezioni di quello che un certo mercato ti potrà dare nel tempo.

Quindi se vuoi fare un confronto cerca di confrontare mele con mele e pere con pere. Cioè confronta strumenti e tassi che possano essere simili tra loro, derivanti da prodotti dello stesso tipo.

Un conto di deposito ed il suo rendimento non può essere paragonato ad un fondo azionario o ad una gestione separata di una assicurazione, sono 3 cose diverse.

NON SEMPRE IL RENDIMENTO E’ L’UNICA COSA DA GUARDARE.

Se vuoi un aiuto a confrontare, senza impegno, le varie soluzioni che hai già sul tavolo e magari vuoi anche la mia… rispondi a questa mail con “CONFRONTO”.

Io ci sono.

SERVE PIÙ PROPENSIONE AL RISCHIO. NON SOLO RISCHIO

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Da qualche settimana si è conclusa l’ edizione 2015 del Salone del Risparmio. E’ l’vento in cui, le maggiori aziende e associazioni italiane operanti nel settore del risparmio, si incontrano per discutere del momento che stiamo vivendo e provano a guardare oltre la congiuntura attuale.

Al discorso di apertura ha partecipato il Ministro dell’ economia in carica Pier Carlo Padoan.
Chiaro e sintetico è stato il suo intervento. Padoan ha toccato diversi punti, quelli a mio avviso più importanti sono:

  • La fiducia in Italia si sta consolidando
  • L’ economia Italiana ed Europea stanno entrando in una finestra di opportunità
  • Non torneremo in una situazione come quella in cui ci trovavamo prima della crisi
  • C’e bisogno, ora, di maggiore propensione al rischio buono, inteso come opportunità non come danno.

Clicca qui per vedere l’ intervento ristretto

Clicca qui per vedere l’intervento integrale

Per fare questo il Ministro esorta noi operatori ad alzare il livello di alfabetizzazione, cultura e consapevolezza finanziaria della clientela.
In questo modo sarà tutelato il risparmiatore a vantaggio di una maggiore consapevolezza delle opportunità e delle aree di attenzione.

Solo così il risparmio ne beneficerà e si potrà creare un buon rapporto

fornitore / Banca – cliente / risparmiatore

LE OPPORTUNITÀ CI SONO!

La finestra temporale è aperta ed abbiamo tempo per intervenire.
Il tavolo del buon rapporto bancario con i clienti sembra essere apparecchiato a dovere (parlo esclusivamente per me e per chi è oggi mio cliente).

L’ impegno da parte mia c’è (se no non scriverei cosi tanto), ed io sono seduto al tavolo che ti aspetto.
Serve certamente che tu ti sieda ed abbia voglia di capire cosa si può fare.

Certamente parleremo con prudenza ed attenzione delle opportunità che ci sono, spiegandoti dettagliatamente che propensione al rischio non significa prendersi rischio.
Per lasciarti con un a immagine di cosa significa propensione al rischio di faccio due esempi:

  1. Viaggiare in auto a 100 km/h nel centro abitato della tua città
  2. Viaggiare in auto a 100 km/h in autostrada

Il primo caso è una fortuna se non fai incidenti, e sei veramente avventato se ti comporti cosi.
Il secondo è “quasi” una condizione obbligatoria, certamente più rischiosa perchè si viaggia ad una velocità più elevata, ma che inserita del nuovo contesto si riduce drasticamente, soprattutto se il concetto di rischio si paragona alla prima.

Tu hai capito che siamo usciti dal centro abitato e che la prudenza è d’obbligo, ma che forse, sarebbe più opportuno cambiare marcia, allungare lo sguardo, e farsi affiancare da chi è abituato a viaggiare?

Io ci sono

Davide Candeli

Rinascimento italiano?

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Siamo in aria di rinnovamento.
Merito nostro o no, in Italia sta avvenendo un vero e proprio rinascimento. Forse non te ne sei accorto.
Nuovi rapporti azienda – cliente.
Nuovi rapporti istituzioni – cittadini.
Nuovi rapporti Stato – contribuenti.
Diversi sono i settori che stanno mutando, in modo radicale e profondo, andando incontro alle nuove esigenze dei clienti. Il settore bancario, per esempio, sta attraversando uno dei momenti di cambiamento più rivoluzionario che si sia mai visto, e siamo solo all’ inizio.
Esigenze dei risparmiatori non ascoltate, si sono poi rivelate un arma puntata contro le stesse aziende che in un primo momento si erano fortificate dentro a palazzi alti decine di piani con le guardie alle porte. Oggi quei palazzi non sono assaltati, ma si stanno lentamente sgretolando. Autonomamente.
Diverse sono le disdicevoli vicende che imperversano il settore, partendo dal sud Italia, per passare per la bella Toscana, ed infine anche l’operoso Veneto ha dovuto arrendersi e vedere macchiare il bianco lenzuolo della finanza con un onta veramente dura da lavare.

CAMBIAMENTI, INESORABILMENTE CAMBIAMENTI.

Voltando la moneta dall’ altra parte  e guardando i prezzi di altre azienda finanziarie italiane, scopriamo che le % di crescita degli ultimi anni FANNO INVIDIA alle più alte vette scalate dai ciclisti.Altro che 20% dello Zoncolan, qui si è molto al di sopra di tali performance!

Ti sei chiesto come mai, pur rimanendo all’ interno dello stesso settore, c’è una tale differenza?

Fondamentali diversi?
Difficolta a creare margini?
Sordità nell’ ascoltare quello che i clienti ti dicevano da anni?

Ognuno di noi ha la sua risposta. Quello che è certo è che l’ Italia, grazie all’aiuto della BCE e dell’ euro gruppo, sta facendo quelle cose che servono per sistemare (almeno in parte) la propria situazione. Occupazione, costo del debito, PIL, Mercati finanziari e molte altre sono le voci positive oggi.

La mia perplessità a cui non trovo risposta è: Se questo sta avvenendo ed è un dato di fatto, non una opinione, certamente i “Grandi” del mondo ne stanno approfittando. TU?
Quanto sai di tutto questo?
Quante volte ti sei confrontato con il tuo Banker per definire le nuove strategie in funzione del mutato scenario che viviamo?
Sei pur sempre un cittadino Italiano, quello che avviene nel tuo paese ti riguarda anche se, tappandoti le orecchie, non ascolti neanche un telegiornale al giorno.

“Del domani non v’è certezza” diceva Lorenzo de Medici protagonista del Rinascimento Italiano…
Lo condivido, ma sei sicuro che oggi non sia il caso di sedersi e dedicare 10 minuti del tuo tempo per capire che qualcosa di nutriente sta nascendo, con o senza di te?!

Diversi ne stanno approfittando, tu?

Scrivimi in privato e sono certo di poterti essere d’ aiuto nel farti vedere quello che tu oggi ancora non vedi, tutto il resto dipenderà solo da te.

 

Io ci sono, e tu?

Il vero rischio è quello di non …

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Passata la Pasqua torniamo a parlare di cose “serie”.
Ti segnalo oggi un articolo pubblicato qualche settimana fa su Il Corriere della Sera, inserto Corriere Economia, ecco il link 

Il titolo recita:

Portafogli private Il rischio peggiore? E? Quello di non rischiare abbastanza

Azioni (25-30%), bond societari ad alto rendimento, fondi total return: le ricette per inseguire una performance nella landa dei tassi azzerati La liquidità può raggiungere il 15% nei mix. Per cogliere occasioni future.

 

Come hai potuto leggere il titolo è abbastanza diretto e chiaro.
Il noto quotidiano nazionale mette l’ accento sulla situazione finanziaria in cui ci troviamo (abbastanza anomala e difficile da trovare sui libri di scuola):

  • Tassi a breve NEGATIVI
  • BCEche interviene prima PORTANDO QUASI A ZERO IL SUO TASSO: OGGI 0,05%
  • BCE che interviene e con il QE STAMPA DENARO NUOVO OGNI MESE FINO A SETTEMBRE 2016
  • CAMBIO EURO/DOLLARO che scende ed aiuta le esportazioni
  • PIL EURO che inizia a rialzarsi dopo anni di calo
  • PIL ITALIANO che inizia a rialzarsi
  • TITOLI DI STATO con rendimenti COMPRESSI E VICINI ALLO ZERO
  • INVESTIMENTI A BREVE TERMINE  a tassi BASSISSIMI

Per via di tutto questo il Corriere dice che è ora di “rischiare”.

Se di rischio si parla, il punto è:

  1. Analizzare che tipi di rischi esistono
  2. Capire se tu ne hai già un pò
  3. Capire se una piccola parte è possibile inserirla nel tuo portafoglio

O lo facciamo ora e poi capiremo che risultati abbiamo preso, o lo faremo poi partendo da valori diversi da oggi.

Certamente prima o poi, cosciente o no, iniziando con una % minima (anche solo il 5% del tuo portafoglio) io lo farei!

Io ci sono per verificare insieme se ha senso inserire questi investimenti (anche pochi) nel tuo portafoglio, e tu? Ci hai mai pensato?

Colleghi interni ed esterni: È QUI LA FESTA?

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Negli ultimi anni ne abbiamo visti di tutti i colori:

  • rischio tasso
  • rischio valuta
  • rischio emittente
  • rischio paese
  • rischio area geografica
  • rischio periferico

Ci siamo talmente abituati alla volatilità che la diamo quasi per scontata.

Negli ultimi mesi questa volatilità, cioè la capacita dei mercati (e quindi dei prodotti), di fare registrare guadagni e perdite si è praticamente annullata. Stiamo vivendo nel paradiso degli investitori.

San Mario Draghi da Bruxelles ci ha messo del suo: prima con la storica frase “faro tutto il necessario per il salvataggio dell’Euro e credetemi sarà sufficiente”, poi con l’abbassamento continuo del tasso di rifinanziamento della BCE arrivato a 0,05%, e per concludere con il “Bazooka della liquidita” Il Quantitative Easyng (tradotto alleggerimento quantitativo).
Con queste manovre il santo protettore della moneta unica ha ottenuto:

  • una graduale svalutazione sul dollaro, oggi il cambio Euro/Dollaro è 1,08
  • un rialzo delle quotazioni dei titoli azionari
  • un aumento delle quotazioni dei titoli obbligazionari

Praticamente da inizio anno è “Salito” quasi tutto. Situazione:

  • clienti felici, forse poco consapevoli del perchè dei risultati, ma comunque felici della loro situazione.
  • clienti più facili da accompagnare in altri investimenti per via dei buoni risultati conseguiti fino ad oggi
  • operatori del sistema finanziario molto sereni, senza problemi e preoccupazioni (tanto c’è S. Mario che veglia su di noi)

Tutto verissimo. Vorrei però riportarvi un attimo all’ obiettivo che ha Draghi: portare l’inflazione che oggi è allo 0% al 2%.

Questo significa che, se e quando l’inflazione inizierà la sua lenta ripresa allora i mercati azionari saranno già saliti, anche i tassi saranno già saliti (anche se forse solo di poco), e conseguentemente anche le obbligazioni, tutte le obbligazioni, inizieranno a perdere in conto capitale… e tornerà quella “famosa” volatilità.

 

Da operatore del sistema vi dico che sarebbe bello vivere in un mondo come questo.
Tutto sale.
Nulla o quasi oscilla.
I rendimenti ci sono e sono anche interessanti, soprattutto sulle cose molto sicure.

Beh attenzione!!!
I nostri clienti non si stanno accorgendo del perchè hanno rendimenti cosi, e da dove vengono.

Meglio investite tempo adesso ed iniziare a colmare il gap informativo che hanno o godere come dei ricci sapendo che tra un anno la storia sarà profondamente cambiata?

Vedi tu.
I clienti sono i tuoi.
Peccato che i soldi siano i loro.

QUELLO CHE DOVRESTI SAPERE PER INVESTIRE I TUOI RISPARMI IN 13 PILLOLE. PARTE 13

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FONDI COMUNI FAI LA SCELTA GIUSTA.
COSA, COME, QUANDO, QUANTO E PERCHE’.

13.  POSSO PERDERE TUTTO?
No, è praticamente impossibile: dovrebbero fallire tutte quante le società che hanno emesso i titoli acquistati dal fondo. Anzi, il fondo è lo strumento ideale per limitare al massimo questo tipo di rischi. I gestori, infatti, investono in decine e spesso centinaia di titoli diversi, riducendo al minimo le perdite causate dal fallimento o dal cattivo andamento di una singola società. Questa strategia si chiama diversificazione.
Mettiamo il caso del grande crac di una singola impresa: il valore dei suoi titoli, azioni o obbligazioni si riduce a zero e per i risparmiatori che li hanno comprati in proprio è un disastro totale. Essi, infatti, si ritrovano in mano carta straccia. Ma per i fondi che hanno quel titolo in portafoglio le conseguenze che hanno sul rendimento annuo sono assolutamente minime. Un solo titolo in perdita, su cento o più titoli, incide pochissimo.

Il patrimonio è sempre tutelato
Per legge il patrimonio dei fondi è distinto da quello della Sgr che lo amministra. Il portafoglio è inoltre custodito da un soggetto distinto, la cosiddetta banca depositaria, che verifica che le operazioni di compravendita siano conformi al regolamento del fondo e alle norme vigenti.  In ogni momento e in ogni situazione, quindi anche in caso di fallimento della Sgr o della banca, le quote del fondo restano al sicuro e di esclusiva proprietà dei risparmiatori.

 

1405_Bolli sugli investimenti

 

Libretto Da: Il salone del risparmio 2014

ASSOGESTIONI: Associazione del risparmio gestito.
www.assogestioni.it